Amerai il prossimo tuo come te stesso

Categoria: Riflessioni Pubblicato: Lunedì, 26 Maggio 2014 Scritto da Nunzio Ciccarelli

 

Chi ama Dio non puo' esimersi dal ricercarlo nel proprio prossimo. Ma chi e' il prossimo? Il "prossimo", come lo dice esplicitamente il Vangelo, e' ogni essere umano, senza discriminazione di sesso, razza, ideologia politica e credo religioso. Il prossimo non e' solo un tuo familiare, un amico o un vicino di casa ma e' anche il tuo nemico, la persona che magari tolleri di meno o che ti ha fatto del male. E' vero, e' difficile vedere in una persona ostile e antipatica il tuo prossimo, ma e' altrettanto vero che e' troppo semplice amare chi ci ama o dare "un pezzo di pane" a chi si conosce bene.

Per fare questo e' necessario superare l'amore di se' ed entrare in contatto con l'amore che e' stato infuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo sin dal battesimo. Questo amore e' l'essenza stessa di Dio e della Trinita' al quale noi possiamo partecipare aprendo i nostri cuori e rinunciando ad ogni sorta di pregiudizio e di orgoglio che non fanno altro che creare il vuoto attorno e dentro di noi.

Se amiamo Dio dobbiamo amare tutti anche se questo comporta qualche sacrificio. Gesu' e' morto per tutti sulla croce, amando tutti, e ci insegna quindi, che il vero amore va indirizzato a tutti, non conta qual'e' il prezzo da pagare.

L'amore vero vede quindi Gesu' in ogni prossimo, perche' Lui e' stato il primo ad Amare tutti, pagani, pubblicani, farisei e peccatori e lo ha fatto fino all'estremo delle Sue forze, patendo ogni sorta di dolore e umiliazione e fino all'ultima stilla di sangue. Proprio essendo stato il primo ad Amare manifestando una grande libertà da ogni pregiudizio e' divenuto nostro modello e esemplare Vero da imitare e nella misura in cui riusciremo ad imitarlo i nostri cuori si apriranno verso il prossimo.

"L'hai fatto a me" ci dira' Gesu' al giudizio finale. E cio' vale per il bene che facciamo e anche per il male purtroppo...

Per coloro che caratterialmente hanno qualche difficoltà ad approcciarsi al prossimo, voglio suggerire, senza alcuna pretesa, alcuni piccoli atteggiamenti che personalmente adotto perchè si possa allenare il cuore ad "aprirsi" senza riserve:

Non siate cupi. Quando vi svegliate, ponetevi davanti allo specchio e donatevi un sorriso. Cominciare la giornata con entusiasmo e ottimismo aiuta a viverla meglio. Madre Teresa di Calcutta recita in una sua poesia: <<Il giorno più bello? Oggi ,...Il difetto peggiore? Il malumore,...la migliore medicina? l'ottimisimo>>

Donate un sorriso a tutti, a cominciare dal vicinato, poi i conoscenti, i colleghi e se volete anche i passanti. Un espressione gioiosa rasserena e rassicura sia noi stessi sia e soprattutto chi la riceve. La gioia è contagiosa e si trasmette velocemente! Quante volte in momenti di malinconia e mestizia, il sorriso di un amico e la sua pacca sulla spalla hanno cambiato radicalmente la mia giornata...Questo atteggiamento aiuta ad essere più ricettivi e disponibili ad aiutare chi non si conosce.

Rallentate il passo. Una giornata "lenta" aiuta ad assaporare insieme ad ogni passo la bellezza della natura che ci circonda e la compagnia di chi cammina al nostro fianco e soprattutto ci aiuta a cogliere le oppurtunità di prossimità che Dio pone innanzi al nostro cammino. A qualcuno sarà capitato di negare ad un automobilista in difficoltà  il dovuto  soccorso, all'amico/parente l'accompagnamento ad  un appuntamento importante, ai degenti parenti e amici le dovute cure, al conoscente ricoverato in ospedale, la visita, anche solo di cortesia...La frenesia del mondo è un male lancinante che distoglie dall'attenzione che dovremmo dedicare ai disegni di Dio per ciascuno di noi.

Ascoltate il prossimo. Prima di tutto, però, vorrei dire che non si tratta di un problema moderno, cioè legato alle mutate condizioni di vita, o all’evoluzione culturale che l’umanità ha sperimentato, specialmente negli ultimi secoli. Ascoltare davvero è difficile sostanzialmente perché l’essere umano è egocentrico; in altri termini, l’universo dei suoi pensieri e delle sue emozioni, e quindi anche quello dei suoi interessi, ruota tutto intorno al proprio essere e alla propria esperienza diretta. In questo “universo”, dunque, la figura dell' altro è sempre posta ai margini, cosicché la sua voce giunge alla nostra coscienza in modo flebile o distorto. Oggi, semmai, il problema è  aggravato proprio da quella frenesia di cui parlavo. Il moltiplicarsi degli impegni quotidiani rende sempre più difficile il poter disporre di quel tempo e di quella concentrazione che sono gli elementi indispensabili per realizzare un ascolto degno di tale nome.

E allora vi propongo questo piccolo esercizio quotidiano: a tavola spegnete la TV, i cellulari, la radio e il PC ed ascoltate con attenzione la voce dei vostri familiari, presto vi accorgerete quanto soave è il suo suono, non parole ma dolci melodie che giungono    ai  nostri orecchi... Siamo così abituati a tacere per dare spazio a quanto ci propinano le trasmissioni televisive che abbiamo dimenticato il piacere di una sincera armonia familiare. L'ascolto non è semplicemente sentire, è soprattutto capire, apprezzare, interagire, confrontarsi, imparare, accogliere, predisporsi all'altro,  e tutto ciò si riassume con una sola parola: amare.  Allora, chi ascolta davvero, ama, e volge l'attenzione non più verso se stessi ma verso l'altro in un atteggiamento che distrugge l'egocentrismo e apre le porte all'altruismo.

Chiudo con questi piccoli spunti di riflessione: Ti è mai capitato di far finta di ascoltare le persone? Mentre qualcuno ti parla, ti capita mai di pensare ad altro? Mentre qualcuno ti parla, ti succede mai di impegnarti in altre attivita?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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