Il linguaggio di Dio: gli eventi

Categoria: Riflessioni Pubblicato: Martedì, 10 Febbraio 2015 Scritto da Sabino


Dio ci parla, non solo attraverso le norme da Lui tracciate: comandamenti, consigli evangelici e ispirazioni dello Spirito Santo me anche attraverso gli eventi da Lui preordinati. Quando accade qualcosa che riguarda un oggetto l’accaduto si definisce un FATTO che contiene un unico significato cioè quello che appare evidente a prima vista e non ne nasconde altri, mentre, quando accade qualcosa che riguarda una persona, si definisce un EVENTO dai significati plurimi da decifrare perciò ogni EVENTO viene considerato POLISEMICO cioè dai significati plurimi, mentre presenta un significato evidente a prima vista ne nasconde altri sottostanti da decifrare; fin qui riesce a spingersi la psicologia, ma la fede fornisce al credente  una conoscenza interpretativa in più della realtà in cui vive. San Paolo infatti afferma che: “TUTTO CONCORRE AL BENE DI COLORO CHE AMANO DIO” quindi per il credente OGNI EVENTO DEVE ESSERE CONSIDERATO POSITIVO ma la sua positività non si lascia mai scoprire a prima vista, solo la nostra FIDUCIA INCONDIZIONATA nell’AMORE DI DIO potrà farci scoprire in ogni evento il suo BENE IN OMBRA.

Come potrò scoprire la POSITIVITA’ NASCOSTA in ogni evento? Potrò scoprirla solo dopo aver maturato nel cuore la certezza dell’Amore di Dio, ed essere giunto alla convinzione che gli eventi sono preordinati da Lui, solo a questo punto, vagliando tutti i possibili significati dell’evento scoprendo un significato positivo avrò trovato quello giusto. Per scoprire più facilmente la positività di un evento sarà necessario cercare di osservarlo con l’occhio di Dio, cioè dal Suo punto di vista: Dio infatti,giudica positivo tutto ciò che concorre alla salvezza eterna che costituisce l’obiettivo primario della esistenza terrena.

Spesso noi non riusciamo a comprendere il modo di agire di Dio perchè giudichiamo positivo tutto ciò che contribuisce al benessere terreno. Un’altra importante caratteristica degli eventi è la PROVOCAZIONE in essi contenuta l’evento STIMOLA INTERROGATIVI, ci invita a riflettere sul loro significato più profondo DI INSEGNAMENTO SULLA VITA la persona, al manifestarsi di un evento, dovrà chiedersi o meglio chiedere a Dio: “COSA SIGNIFICA TUTTO QUESTO? COME DEVO COMPORTARMI DIFRONTE AD ESSO? COSA STAI CERCANDO DI FARMI CAPIRE?

Una ulteriore caratteristica degli eventi è costituita dal fatto che essi PROVOCANO, MA NON DETERMINANO IL RISULTATO, sono dagli ESITI NON SCONTATI, sono GESTIBILI, se ne raccogliamo la provocazione l’evento raggiunge il suo scopo e non avrebbe più nessuna necessità di persistere al contrario, se non ne raccogliamo la provocazione finiscono per determinarci nel loro esito più scontato.

Spesso accade che, non considerandolo come una provocazione, e di conseguenza, non raccogliendone la provocazione in esso contenuta, ci lasciamo determinare da essi senza riuscire di gestirli. La comprensione della funzione provocatoria e quindi della gestibilità di un evento diventa il primo passo per controllarlo la spiegazione dell’evento cambia il rapporto tra la persona e l’evento la spiegazione aiuta a riordinare gli eventi incomprensibili a SENTIRLI GESTIBILI la spiegazione aiuta la persona a dirsi: “ALLORA POSSO FARCI QUALCOSA!”

Per aiutare a comprendere la polisemicità degli eventi si usa solitamente il classico esempio di un contadino al quale un giorno scappò il suo cavallo all’udire la notizia i suoi vicini esclamarono: “CHE SFORTUNA QUEL CONTADINO!” ma il contadino che era una persona molto saggia, rispose loro: “FORTUNA, SFORTUNA, CHISSA’! Dopo qualche giorno il cavallo tornò portandosi dietro un branco di cavalli selvatici ed i suoi vicini esclamarono: “MA CHE FORTUNA QUEL CONTADINO” ed il contadino replicò: “FORUNA, SFORTUNA, CHISSA’! qualche giorno dopo, il figlio del contadino nel tentativo di cavalcare uno di quei cavalli selvatici cadde e si procurò numerose fratture, e nuovamente i vicini esclamarono: “MA CHE SFORTUNA QUEL CONTADINO!” ed il contadino imperterrito replicò: “FORTUNA, SFORTUNA, CHISSA’! di li a poco, in quella regione, scoppiò una guerra ed i militari passarono in quel villaggio per reclutare i giovani da inviare sul fronte, entrati in casa del contadino videro il figlio così malridotto e lo scartarono e così l’evento si rivelò, per quel contadino, nella SUA FINALITA’ POSITIVA per quel contadino l’evento era di dubbia finalità (positiva o negativa) ma per il credente la finalità ultima degli eventi non può essere che positiva; ciò che può aiutarci a credere alla positività degli eventi potrebbe essere un previo ATTO DI ABBANDONO alla volontà di Dio; una decisione che matura solitamente quando una situazione è talmente compromessa al punto di non sentirci più in grado di poterla gestire con le nostre capacità umane spesso per noi questo gesto non è propriamente motivato da una piena fiducia in Dio ma rappresenta un estremo, disperato tentativo di evitare di soccombere, come dire: “visto che non ci sono soluzioni umanamente possibili, provo con Dio, tanto cosa ci rimetto, peggio di così! ma per Dio, l’essergli stata affidata una situazione difficile, diventa una occasione per manifestare concretamente il suo amore per una sua creatura chiaramente in difficoltà, e nello stesso momento in cui la sua creatura ha affidato a Lui questa situazione Lui la prende in mano e comincia a gestirla secondo la Sua Sapienza: i tempi ed il modo in cui deciderà di portarla a soluzione non è dato di conoscerli e nemmeno di suggerirli ma il risultato finale positivo è da considerare già assicurato.

Così tutti gli eventi che si susseguiranno immediatamente dopo l’atto di abbandono dovranno essere considerati come facenti parte di quel progetto di Dio
che già si sta attuando per portare a soluzione la situazione che gli è stata affidata, e anche se tali eventi dovessero presentare un apparente aspetto doloroso
non potranno essere considerati negativi, ma dovranno essere interpretati positivamente come un passaggio necessario per giungere al conseguimento del risultato sperato, e così il credente, rivolgendosi al suo Creatore, potrà esclamare: “Grazie Padre, evidentemente hai ritenuto necessario questo passaggio doloroso per realizzare quanto ti ho chiesto!”

L’affidamento a Dio delle nostre situazioni difficili per essere efficace e produrre pace, dovrà essere totale, fiducioso e incondizionato. la Madonna in un Suo messaggio ci ha invitati ad ABBANDONARCI COMPLETAMENTE A DIO se non accogliamo pienamente questo invito tutte quelle realtà che non avremo abbandonato a Lui che vorremo gestire da soli continueranno a renderci infelici l’abbandono esige l’atteggiamento del cuore a lasciar gestire a Dio la propria vita con una libertà totale chi non si abbandona a Dio fa un pessimo calcolo si carica di inutili preoccupazioni si espone all’inquietitudine mentre chi si abbandona totalmente a Dio gode di una pace e di una gioia inesprimibili perché se lo lasciamo agire a modo suo Dio sarà capace di renderci pienamente felici perché ci conosce e ci ama molto più di quanto noi stessi ci conosciamo ed amiamo.

Molte persone esitano ad abbandonarsi completamente a Dio perché dubitano che Dio li possa rendere pienamente felici e così, cercando di assicurarsi la felicità da soli finiscono per rendersi infelici. Un’Altra difficoltà, in questo cammino di abbandono, può essere costituita dalla affermazione della ONNIPOTENZA di Dio.
Da una persona ONNIpotente ci si potrebbe aspettare di tutto, ma da Dio no, Lui non può volere il male, il Suo Essere è AMORE in Lui è l’amore che è onnipotente, la Sua è una onnipotenza d’AMORE, Lui può solo tutto ciò che può l’AMORE.

Abbandonandoci a Lui, noi ci abbandoniamo all’AMORE più si va in profondità, più prevale la passività, nel suo sviluppo più alto AMARE DIO significa disponibilità a LASCIARSI AMARE da LUI.

 



da “TEOLOGIA DELLA PERFEZIONE CRISTIANA” di Antonio Royo Marin – Ed. Paoline

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